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Cesare Cesarini
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Opere

Sei cicli, dal 1962 al 2008. Ogni immagine si apre a tutta pagina.

1962

Prime opere

Chine, tempere e lavaggi su carta: il debutto segnalato da Francesco Arcangeli alla «Mostra d'autunno» di Palazzo Re Enzo, dove il segno si addensa in grumi d'ombra e la carta ingiallita è già materia.

1962 · n. 01
1962 · n. 02
1979

Arthur Rimbaud

Collage materici e tessili ispirati alle Illuminations e a Une saison en enfer: neri profondi, carte ambrate, velature. «Il senso di perpetuazione di uno splendido lascito di indipendenza» (Lino Cavallari).

1979 · n. 01
1979 · n. 02
1979 · n. 03
1979 · n. 04
1979 · n. 05
1983

Romanzo gotico e new horror

«La scena del delitto», ambientazione scenografico-pittorica al British Institute di Bologna: il bianco materico attraversato da gesti vividi. All'inaugurazione, un dibattito con Umberto Eco, Giovanna Franci e Guido Fink.

1983 · n. 01
1983 · n. 02
1983 · n. 03
1983 · n. 04
2000

Arte e Moda

Busti e presenze evanescenti su fondi di sabbia e calce per «Arte e Moda: incroci e contaminazioni», Palazzo Isolani: la pittura si misura con il corpo assente dell'abito.

2000 · n. 01
2000 · n. 02
2000 · n. 03
2000 · n. 04
2003

Art & Fashion Design

Superfici d'avorio percorse da scritture esili, presentate all'Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles con «Vulnerable White Hangers», a compimento della rassegna «Art and Fashion Design: Cross-Fertilization».

2003 · n. 01
2003 · n. 02
2003 · n. 03
2003 · n. 04
2008

Graffiti — Segni della Memoria

La rielaborazione pittorica dei graffiti e delle tracce murarie raccolte in quindici anni di viaggi: tele di calce e tele notturne, scritture asemiche, frammenti fotografici che affiorano dal fondo.

2008 · n. 01
2008 · n. 02
2008 · n. 03
2008 · n. 04
2008 · n. 05
2008 · n. 06
2008 · n. 07
2008 · n. 08
2008 · n. 09
2008 · n. 10
2008 · n. 11
2008 · n. 12
2008 · n. 13
2008 · n. 14
2008 · n. 15
2008 · n. 16
2008 · n. 17
2008 · n. 18
2008 · n. 19
2008 · n. 20
2008 · n. 21

Il film della mostra

«Segni della Memoria» — Urban Center Salaborsa, Bologna · 11 settembre – 6 ottobre 2009 · Filmato d'epoca
Dal testo dell'artista, 2009

I segni della memoria

Quando cammino per la città e guardo i segni sui muri provo dapprima disagio; subito dopo, indifferenza: l'omologazione di immagini e di significati che accomuna gran parte dei graffiti è evidente a tutti. Sono troppi, ovunque, tutti uguali — e li ritengo in parte responsabili della perdita di empatia verso il paesaggio urbano. Eppure alcuni di essi hanno saputo generare un interesse fortissimo, non solo tra i più giovani.

Negli anni ho fotografato molti di quei muri, in Italia, in Europa, negli Stati Uniti. Ho in mente tutte quelle immagini, così imprevedibili e inattese, dominate da un senso di assenza: immagini affascinanti e ingannevoli, che sembrano dirci molto e intanto nascondono tutto.

Nella mia lunga ricerca ho sempre cercato di trasferire nella pittura il rapporto stretto fra testo e immagine, l'equilibrio estetico fra senso e non-senso. I segni lasciati dal tempo e dagli agenti atmosferici possono trasformare i muri in quadri di Tàpies, Fautrier o Kandinskij: sono queste le muse dei dipinti, rintracciate sulle pareti di Bologna ma anche di Lucca, Praga o Los Angeles. La mia mente va in folle, e i segni sulla superficie sono linee infantili e sogni lontani.