Opere
Sei cicli, dal 1962 al 2008. Ogni immagine si apre a tutta pagina.
Prime opere
Chine, tempere e lavaggi su carta: il debutto segnalato da Francesco Arcangeli alla «Mostra d'autunno» di Palazzo Re Enzo, dove il segno si addensa in grumi d'ombra e la carta ingiallita è già materia.
Arthur Rimbaud
Collage materici e tessili ispirati alle Illuminations e a Une saison en enfer: neri profondi, carte ambrate, velature. «Il senso di perpetuazione di uno splendido lascito di indipendenza» (Lino Cavallari).
Romanzo gotico e new horror
«La scena del delitto», ambientazione scenografico-pittorica al British Institute di Bologna: il bianco materico attraversato da gesti vividi. All'inaugurazione, un dibattito con Umberto Eco, Giovanna Franci e Guido Fink.
Arte e Moda
Busti e presenze evanescenti su fondi di sabbia e calce per «Arte e Moda: incroci e contaminazioni», Palazzo Isolani: la pittura si misura con il corpo assente dell'abito.
Art & Fashion Design
Superfici d'avorio percorse da scritture esili, presentate all'Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles con «Vulnerable White Hangers», a compimento della rassegna «Art and Fashion Design: Cross-Fertilization».
Graffiti — Segni della Memoria
La rielaborazione pittorica dei graffiti e delle tracce murarie raccolte in quindici anni di viaggi: tele di calce e tele notturne, scritture asemiche, frammenti fotografici che affiorano dal fondo.
Il film della mostra
I segni della memoria
Quando cammino per la città e guardo i segni sui muri provo dapprima disagio; subito dopo, indifferenza: l'omologazione di immagini e di significati che accomuna gran parte dei graffiti è evidente a tutti. Sono troppi, ovunque, tutti uguali — e li ritengo in parte responsabili della perdita di empatia verso il paesaggio urbano. Eppure alcuni di essi hanno saputo generare un interesse fortissimo, non solo tra i più giovani.
Negli anni ho fotografato molti di quei muri, in Italia, in Europa, negli Stati Uniti. Ho in mente tutte quelle immagini, così imprevedibili e inattese, dominate da un senso di assenza: immagini affascinanti e ingannevoli, che sembrano dirci molto e intanto nascondono tutto.
Nella mia lunga ricerca ho sempre cercato di trasferire nella pittura il rapporto stretto fra testo e immagine, l'equilibrio estetico fra senso e non-senso. I segni lasciati dal tempo e dagli agenti atmosferici possono trasformare i muri in quadri di Tàpies, Fautrier o Kandinskij: sono queste le muse dei dipinti, rintracciate sulle pareti di Bologna ma anche di Lucca, Praga o Los Angeles. La mia mente va in folle, e i segni sulla superficie sono linee infantili e sogni lontani.